Neoplatonici o neomelodici?

Chi non conosce il mito della caverna?

Ci sono dei  prigionieri incatenati fin dalla nascita nelle profondità di una caverna; alle spalle dei prigionieri è stato acceso un fuoco e tra il fuoco ed i prigionieri corre una strada rialzata. Lungo questa strada è stato eretto un muretto lungo il quale alcuni uomini portano forme di vari oggetti, animali, piante e persone.

Mentre un personaggio esterno ha un’idea della situazione, i prigionieri non conoscono cosa accade realmente alle proprie spalle e non hanno esperienza del mondo esterno e sono portati ad interpretare le ombre come oggetti, animali, piante e persone reali.

E’ quello che qualche novello Platone vorrebbe fare qui, a Zanica, facendovi prigionieri  di una ricostruzione storica di 30 anni in un bigino di 4 paginette.

Sintesi della filosofia paraplatonica è: o siamo nel magna-magna generalizzato (destra sinistra, centro, tutti, tranne noi)  o siamo nell’incompetenza (destra sinistra, centro, tutti, tranne noi).

Il  pensiero che traspare  è apodittico, ex-catedra, senza vie di mezzo; totalmente privo di un conforto di numeri   se non stravolti per dimostrare il teorema; del resto quello che  interessa è tenervi prigionieri delle loro tesi, delle loro ombre,  e non di raccontare un mondo un più complicato ma anche più trasparente  di quello che si vede dalla caverna.

Certo, le semplificazioni aiutano per dimostrare i teoremi, ma non servono a niente quando ti devi misurare con  la realtà.

Il fatto che l’estensore del volantino – un’associazione che dichiara di amare un movimento senza essere corrisposta -  precisi di non essere un competitore elettorale, non ci rassicura.Platos-allegory-of-the-cave2

Meglio sarebbe stato che lo fosse, che lo facesse;  non basta distruggere, fare illazioni, spandere letame, suonarsela e cantarsela, litigare con il mondo intero senza mai misurarsi  con questo.

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