Tacchi dadi e bufale

Cochi-e-Renato“Tacchi dadi e datteri” era un monologo di Renato Pozzetto, imprenditore lombardo che raccontava del suo emporio in cui vendeva tacchi, dadi e datteri e maltagliati senza riga – in un blocco da un chilo e mezzo – “… che, un domani il cliente li vuole, son lì, ce li ho!”

Sembra che i social stiano diventando come questo emporio dove non sai se stai comprando un tacco, un dado o un dattero; e magari ti capita di comprare pure  un blocco da un chilo e mezzo di maltagliati senza riga, senza sapere se ne hai bisogno: ovvero condividere l’ennesima bufala colossale venduta come verità.

Il Tasso, fedele alla sua linea di non farsi dettare la linea da nessuno apre la discussione sull’eccesso di  semplificazione della politica sui social quando fare politica e amministrare vuole dire  – spiace quasi dirlo di questi tempi  – essere informati, acquisire competenze, faticare.

Si ha l’impressione che la politica stia diventando come il calcio, o per meglio dire un modo fazioso di vedere il calcio che ne è anche la bellezza e  il divertimento; proprio perché fazioso e privo di qualsiasi equilibrio puoi  giudicare in modo clamorosamente di parte l’arbitro, il tuo beniamino e il calciatore stronzo dell’altra squadra.

Questa sempre maggiore presenza di magliette in politica ce la  fa sembrare sempre più un esercizio sterile e triste senza neanche la mediazione del bar dove, quantomeno, discuti al VAR se il rigore c’era o meno.

Qui no; qui ormai le Istituzioni democratiche restano sullo sfondo  e le scelte, i processi, le leggi, si fanno a botte di like e di condivisioni.

A noi non piace; lo strumento informatico resta un potente mezzo per informare, discutere, approfondire le questioni piccole e grandi;  le piccole, ma per noi grandi questioni di Zanica continueremo a trattarle così, e contiamo che ci seguiate così.

E’ più faticoso ma più gratificante.

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