Autodafèrendum

livres-autodafeMi sia consentita una considerazione a margine del referendum  del 22 ottobre, laddove già prima del voto – ma anche dopo- alcuni Sindaci hanno bollato altri colleghi di “inutilità” o di  “servilismo” per il solo  fatto di non essersi schierati manifestamente per il sì.

Dovere di un Sindaco  dovrebbe essere quello di  dare tutte le informazioni utili e agevolare chi vuole votare;  suo diritto manifestare cosa voti – se vota – come individuo; certamente più complicato esprimere il “valore aggiunto” di un sì, di un no o di una astensione in qualità di  rappresentante di un Comune.

Se scrivo che è discutibile è perché se ne può discutere ma senza insultare chi non si allinea; nel mio caso, da Sindaco che non ha espresso alcuna intenzione di voto, confermo la scarsa  intenzione di fare un  autodafè, ovvero  la penitenza comminata dall’ Inquisizione.

Come elemento di riflessione  riporto stralci di un  manifesto redatto al tempo da un “comitato per il no” della  Toscana in occasione  del referendum costituzionale verso un Sindaco che si era espresso per il Sì:

“…il nostro  sconcerto non deriva ovviamente dalle sue posizioni, ogni persona è libera  a livello individuale di avere le proprie idee ed esprimerle, anche sul referendum costituzionale. Altra cosa è farlo in qualità di Sindaco di una comunità. Utilizzare il proprio ruolo istituzionale per fini propagandistici e politici.

Lei  ha  un  ruolo pubblico che ricopre  in base al voto espresso  da migliaia di cittadini e cittadine, una comunità appunto,  in cui ci sono e ci saranno coloro che sono per il SI e altri per il NO alle modifiche costituzionali… considerazione che assumiamo come cittadini di fronte alle posizioni prese dal proprio Sindaco, che dovrebbe rappresentare la comunità nella sua interezza, e saper distinguere e tenere ben  separati  il  proprio  ruolo istituzionale rispetto  alle   posizioni personali e di partito.”

E’  una posizione non semplice e magari non compresa da tutti, soprattutto da chi si è  troppo agitato. Ci mancava, per concludere l’opera, che un consigliere regionale esibisse ieri  la ricevuta di voto sostenendo che solo con tale ricevuta gli Amministratori potrebbero avere accesso in futuro ai contributi regionali.

Se così fosse, non si può non condividere quanto ha scritto il Presidente della Provincia di Bergamo:il certificato di voto non è la tessera del fascio.

Gigi Locatelli

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