Migranti, richiedenti asilo, clandestini…

Il tema è delicato, ma non si risolve voltando lo sguardo da un’altra parte.

Vediamolo un po’:

quadro generale:

Attualmente il “sistema” di accoglienza è strutturato ( per così dire, in realtà non è molto efficiente) secondo  lo schema qui riportato ( ripreso da un articolo pubblicato dal Post e qui  allegato)sistema-accoglienza1. jpg

Cosa non funziona:

certamente – in primis- i tempi di attesa tra la richiesta e l’accoglimento e poi, dopo il cosidetto respingimento per chi non ha visto accolta la propria domanda,  il (teorico) ritorno al paese di origine;

più a monte si può discutere di come il Governo stia gestendo quella che chiama emergenza, ma che in realtà si sta strutturando come un flusso costante, se non in crescita;

La stessa Anci, l’Associazione che raccoglie gran parte dei Comuni italiani e che è favorevole agli SPRAR, manifesta una serie di rilievi qui allegati.

quali sono le preoccupazioni dei Comuni:

le campagne più o meno discutibili e la confusione spesso voluta tra le diverse figure (e cioè richiedenti asilo, clandestini, migranti economici, ecc.), generano resistenze e  preoccupazioni nei cittadini, che poi le Amministrazioni fanno fatica a reggere e gestire, soprattutto se – di loro- alimentano la confusione;

il rischio è che, a fronte del crescente numero di richiedenti asilo e al diniego dei Comuni a partecipare a progetti condivisi (SPRAR) si determini una situazione per cui il Prefetto decida in autonomia e collochi sul territorio strutture ben più ampie (CAS che possono contenere anche 100/150 richiedenti asilo: a Urgnano ce n’è uno che attualmente ospita circa 100 persone);

una questione politica:

è giusto che si scarichi sui Comuni una incapacità di fondo a gestire il fenomeno?

Finita l’emergenza, cosa resta sul territorio in termini di costi ( abitazione, sostegno, minori, ecc…) ?

E’ qui che, probabilmente, molti Comuni non si rendono disponibili a progetti condivisi e preferiscono che sia il Prefetto a decidere per loro; perchè è chiaro che un Comune può dire di no, ma poi succede che ti trovi una struttura di prima accoglienza con 100 richiedenti asilo, piaccia o non piaccia.

come si colloca Zanica, oggi:

Zanica non aderisce ad alcun progetto Sprar, non essendoci oggi chiarezza sulle regole di ingaggio; è stato chiesta al Prefetto,e accolta, la formazione di un Tavolo di coordinamento che serva a comprendere meglio quali siano queste regole;

ma Zanica non accetta neanche la resistenza ad oltranza, generando su altri Comuni situazioni devastanti… nella speranza che non tocchi prima o poi a noi;

si ritiene che sia meglio governare il fenomeno piuttosto che subirlo, in attesa di chiarimenti da parte di chi ci governa; e cioè qualora si reperissero sul territorio strutture private ( e non pubbliche) per accogliere alcuni richiedenti asilo non si  porranno ostacoli pregiudiziali;

La nostra posizione non è nuova, e così restiamo.